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La La Land, Quella favoletta trita e ri-trita

Forse non capisco nulla di cinema, forse non conosco bene l’America. Eppure vedo film da quando avevo 6 anni (“La carica dei 101”, visto al Cinema dei Piccoli all’interno di Villa Borghese, rimane il mio cartone preferito di sempre), scrivo di musica e di cinema da circa 30 anni, ho preso una laurea in letteratura Americana e negli USA ci sono andata (non solo a New York e a Los Angeles) un’infinità di volte, girando in lungo e in largo il Paese. Eppure non riesco proprio a capire la “bellezza” e la “grandezza” di questo “La La Land”. Non riesco a capire i 7 Golden Globe conquistati né tantomeno le 14 candidature ai prossimi Oscar. O meglio, sì, questi riconoscimenti li capisco: perché sono premi che nascono e crescono a Los Angeles. E se pure i Golden Globe vengono assegnati dalla stampa estera, sono comunque riconoscimenti dati da giornalisti iscritti alla Hollywood Foreign Press Association. Quanto agli Oscar, si sa, la giuria è formata dalla creme de la creme di Hollywood. Dico questo perché solo così – a mio parere – si spiegano tanti premi. In effetti “La La Land” è un film estremamente auto-referenziale in cui si specchia tutta la Hollywood che conta, e anche quella che non conta. E’ un film nel quale tutti a Hollywood e dintorni si riconosceranno, tutti vedranno la loro storia o parte di essa. Non a caso nei titoli di coda la scritta che compare è Made in Hollywood.

Ma è proprio la storia a essere debole. Una storia vista e rivista migliaia (se non milioni) di volte al cinema. Lei (Emma Stone) lascia un’anonima e insignificante cittadina del Nevada per inseguire il suo sogno di diventare attrice. Va – ovviamente – a Los Angeles dove tra un’audizione e l’altra, fa la cameriera nella caffetteria degli Studios Warner a Hollywood. Lui (Ryan Gosling) fa il musicista jazz che per pagare le bollette è costretto a fare il pianista nei ristoranti e ai matrimoni dove nessuno bada a lui. Il suo sogno è quello di aprire un locale in cui suonare solo ed esclusivamente jazz. Tra mille imprevisti (si fa per dire) i due si incontrano e si perdono ma (ovviamente) si mettono insieme, decisi ognuno a perseguire e realizzare il proprio sogno. Come andrà a finire?
Forse ho banalizzato un po’ troppo il racconto, ma in sintesi estrema la storia è proprio questa. Leggere che è un film “dedicato ai folli e ai sognatori” mi fa sorridere e anche un po’ indignare perché penso che la banalità abbia pochissimo a che fare sia con la follia che con i sogni. Ma tant’è, “La La Land” è presentato proprio così. Inutile aggiungere che gli interpreti sono bravissimi, che anche John Legend fa la sua parte, che gli Americani adorano i musical (così si spiegano i premi e le nomination), che la fotografia è bellissima. Ma è tutto talmente “favolistico” che la stessa Los Angeles appare come una città assolutamente finta, sembra un cartone animato, tutto è ridotto a set cinematografico, nulla appare reale. Resta infine da capire se il film verrà doppiato perché in quel caso sarebbe davvero fastidioso, oltre che ridicolo – come è sempre stato – passare dal parlato in italiano al cantato in inglese ogni 5 minuti…

p.s. Per ironia della sorte, qualche sera fa, la Rai ha trasmesso “Pretty Woman”: alla fine del film una voce fuori campo dice: “Benvenuti a Hollywood, qual è il vostro sogno? Tutti vengono, questa è Hollywood, la città dei sogni. Alcuni si avverano, altri no, ma continuate a sognare… questa è Hollywood. Si deve sognare, perciò continuate a sognare”. “Pretty Woman”, film delizioso, è del 1990…