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Classe, stile, potenza ma soprattutto cuore

Sì, è vero lo stile è ineguagliabile, d’accordo la classe è immensa, indiscutibile èla determinazione, straordinaria è la classe, pervicace è la tenacia di Roger Federer un fuoriclasse assoluto che ha restituito al tennis lo status di spettacolo artistico dopo anni di grigiore noioso fatto di mazzate da fondocampo, che avevano trasformato questo sport in gare di resistenza e di potenza a chi la tirava più forte e chi rimaneva più a lungo in campo.
Siamo tutti d’accordo: Roger Federer quando gioca è un artista e un gentiluomo. Il suo rovescio, lo dico da tempo, andrebbe insegnato nelle scuole di tennis a tutti i bambini che vogliono iniziare questo sport perché meglio di così non si può eseguire. La bellezza e l’efficacia del suo dritto sono incomparabili. Così come quella di tutti gli altri suoi colpi ma il rovescio è davvero – a mio parere – il suo capolavoro.  
Però poi, c’è anche un’altra componente, quella che a parità di classe, forza e potenza, ti fa vincere il torneo più bello e più importante del mondo, Wimbledon, ed è l’anima o se preferite il cuore. Quello che Novak Djokovic ha messo in campo ancora prima di iniziare a giocare, quando sulle scalette che lo portavano sul prestigioso campo centrale aveva già gli occhi chiusi quasi fosse in una sorta di trance agonistica, mentre Federer sorrideva e stringeva mani ai giudici di campo, forse per sciogliere la tensione o per mostrare a se stesso più che agli altri una superiore tranquillità. Del resto quel trofeo lui lo ha vinto già 7 volte ed è alla sua decima finale. Nole invece no, di finali ne ha fatte 3 e una (nel 2013 contro Andy Murray) l’ha anche persa. Djokovic ha messo il cuore su ogni palla, su ogni punto, vinto o perso, lo ha messo in ogni sguardo lanciato al suo avversario al di là della rete o rivolto al cambio campo al suo team e a sua moglie. Ha sputato l’anima su ogni scambio, si è buttato su ogni colpo senza mai tirarsi indietro, è scivolato e caduto più di un volta rialzandosi e colpendo la palla quando nessuno ci avrebbe nemmeno provato. Aveva tutto il pubblico contro perché nessuno riesce a fare il tifo contro il gentiluomo Federer e perché Roger, diciamolo, è molto più simile ai compassati britannici rispetto al sanguigno serbo Djokovic. E questo forse lo ha reso ancora più determinato nell’andarsi a conquistare quel suo terzo trofeo sull’erba più buona del mondo nel torneo più importante del mondo. Del resto bastava vedere il video che Nole aveva pubblicato sul suo sito che raccontava proprio la sua preparazione a Wimbledon per capire che quest’anno per batterlo ci sarebbe voluto un marziano. E neanche il marziano Federer ci è riuscito!
Ecco, credo che il fattore determinante per cui tra due fuoriclasse assoluti come Federer e Djokovic domenica a Wimbledon abbia vinto il secondo, sia stato proprio il cuore. Quello che ci ha messo Nole e che Roger invece ha lasciato nel ghiaccio, insieme allo champagne…

(14 luglio 2015)